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LA STORIA DI AGRATE BRIANZA
Verso il 1880 si rinvennero fondazioni di indubbia origine
romana, che, insieme con un'ara di granito, ora sostenente
l'arcata di una porta di masseria, attestano l'esistenza di
un vicus romano.
Verso la metà del sec. XIX nel demolire un muro della casa
parrocchiale di Agrate, fu scoperta una lapide con la
seguente epigrafe cristiana che vuol essere assegnata al
finire del sec.V o al principio del seguente, poiché si
accenna a un Boezio console, e Boezio fu console negli anni
487, 510, 522
Questa lapide tramandataci dal DOZIO (Notizie di Vimercate e
sua pieve, Milano 1853), fece sorgere la tradizione che in
Agrate avesse avuto sepoltura la moglie di Severino Boezio,
mentre invece la menzione di Boezio fa parte della data,
poiché usavasi allora indicare nella data i consoli in
carica nell'anno.
Moltissime memorie ci anno lasciato di questa località i
secoli di mezzo. E' dell'aprile 745 il testamento di
Rottoperto "de vico Agrate" che costituisce un ospedale in
Agrate per i poveri e per i pellegrini (Codex dipl.Lang.,
col.25, doc. XI).
Nell'anno 835 Angilberto II arcivescovo di Milano nomina
Gaudenzio in abate di S.Ambrogio e tra i beni del monastero
è ricordato Agrate, che viene chiamato Gratem (Codex
dipl.Lang., col. 218, doc. CXXII).
Dell'anno 853 il GIULINI (Memorie ecc.I, 444) pubblica un
testamento a favore del monastero di S.Ambrogio, fatto da
Deusdedit prete e da Verullo suo fratello; fra le
sottoscrizioni vi è quella di Deusdedit de Gratis, che
doveva essere come il Dominus della località.
Più chiese furono ad Agrate: due erano dedicate a S.Martino,
se pure non si deve incolpare d'errore Goffredo di Bussero,
che lasciò scritto: "Grate, ecclesia S.Martini; iterum Grate
Ecclesia Sancti Martini" (Liber Notitiae sanctorum Mediolani,
246 B). Una di queste forse era nel villaggio, l'altra era
campestre e di patronato del monastero di S.Dionigi di
Milano (GIULINI, op. cit. II, 475). Lasciata cadere in
rovina nel 1570, come risulta dagli atti di una visita
dell'Ordinario di Milano. Lo stesso Goffredo da Bussero
menziona inoltre una chiesa dedicata a S.Eusebio, che oggi è
la parrocchiale e un'altra dedicata al martire S. Donnino (Liber
notitiae, 293 A e 97 B). Antiche del pari la chiesa di
S.Pietro, campestre e la chiesa di S.Maria.
Il capitolo metropolitano ebbe giurisdizione e diritti di
decima sul territorio d'Agrate, probabilmente avuti in
donazione da qualche arcivescovo (DOZIO, op. cit.).
Nel sec. XIII Agrate doveva costituire un comune rurale, se
troviamo sotto la data del 1202 febbraio 11 una transazione
fra i consoli d'Agrate a nome del proprio comune e la
canonica di Vimercate. Quelli di Agrate rinunciavano alla
pretesa da essi avanzata che la chiesa di Vimercate dovesse
dare loro ogni anno lire tre "in pascha majori post
comunionem in pano et vino quod predominati vicini debebant
comedere et fibere ibi presentialiter" (BISCARO, Di una
antica costumanza dell'Archidiocesi milanese in Arch. Stor.
Lomb., 1907. Vol.7, Documenti in appendice).
Nel 1690 fu con istrumento del 3 agosto investito del luogo
di Agrate Giampaolo Arbona, per sé e maschi primogeniti. Il
feudo aveva 105 fuochi, senza redditi feudali.Fu pagato L.
5.250. Nel 1708 ottobre 26 venne anche concesso da Carlo III
il titolo di marchese di Agrate a Gian Carlo Arbona.
Estintasi nel 1760 questa famiglia senza discendenza, il
feudo venne devoluto alla R. Camera (CASANOVA, Dizionario
feudale).
Agrate diede i natali a Matteo Ferrai, medico della duchessa
Bianca Maria Sforza e lettore nell'Università di Pavia, e a
Marco d'Agrate, che fu l'autore della famosa statua di S.
Bartolomeo nel Duomo di Milano (Grande Illustrazione del
Lomb. Veneto, Vol., I, p. 547).
Questa località, trovandosi in un'amenissima posizione, si è
arricchita nei secoli scorsi di belle ville, fra cui le più
notevoli la Villa Fè, e la Villa d'Adda.
Nei primi dell'ottocento contava 1.545 abitanti; in seguito
al censimento del 1921 essi ascendevano a 4.800 circa
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